"La via resta aperta, ma non c'è più nè guida nè viaggiatore"
DEDICA
Molti e tortuosi sono i voli dell’anima.
Ora è il volo degli uccelli, pigri e oziosi, alla ricerca del Simurg, un re leggendario, spronati dall’upupa, come viene raccontato dall’antico poema persiano di Farid Ad-Din Attar.
Ora è il volo metaforico di dervisci e principesse, di sovrani spietati, di schiavi che in una notte cambiano il loro destino, di ladri e viandanti, di eremiti vanitosi, di uomini che hanno visto la morte della Fenice.
Ora è il volo "terapeutico" di un gruppo di pazzi/poeti, che giocano a mettere in scena una storia antica eppure attuale, che rivivono nelle vicende di uomini lontani, le tappe iniziatiche della loro salvezza.
E poi c’è il volo di un gruppo di attori, che si sono incontrati quasi per caso, per fare un "innocuo" laboratorio e che hanno saputo creare dei legami speciali.
Ma questo è un volo intimo, segreto, che non è dato da mostrare… e forse questo è il paradosso più grande, che lo spettacolo più bello che abbiamo saputo produrre è quello che resta nei nostri cuori e che un pubblico non potrà mai vedere.