"Tu mi hai tradito"
DEDICA
"Con l'aiuto del Don Giovanni possiamo enunciare qualcosa di più: (…) che il virus che ammala il mondo, e il buco nero che lo mette in movimento, è il desiderio, quando lo si lasci cieco, impersonale, ineducato, libero." (Alessandro Baricco)
Don Giovanni è il Mito come Amleto, Faust o Don Chisciotte.
Il nostro spettacolo, forse, rappresenta la decadenza di questo mito.
Questo è il Don Giovanni che come una muffa marcisce e contagia, a partire proprio dalla morte del Commendatore, ossessione da cui tutto prende moto, accelera e precipita.
Questo è il Don Giovanni attorno al quale vorticano le azioni e i destini di tutti i personaggi: la vendetta di Donna Anna, il narcisismo di Don Ottavio, la spontaneità di Zerlina , la gelosia di Masetto, l’amore nevrotico di Donna Elvira, il servilismo ambiguo di Leporello.
Questo è il Don Giovanni di un Uomo e di una Donna, della loro storia "periferica", in apparenza innocua e superflua, del loro lento decadere, del loro oscuro travolgere ogni altra situazione, come un morbo oscuro. Invisibile.
Questo è il corpo di Don Giovanni (il vuoto che attrae), un corpo che soffre e grida dall’interno. Uno spazio esterno che si corrompe e degrada.
Questo è prima di tutto il Don Giovanni di Da Ponte, del quale ho conservato qualche traccia nella mia rilettura; ma questo è anche il Don Giovanni di Moliere (per dar voce ad un padre offeso), di Baudelaire (nel suo tributo più infernale) e di Rostand (per una frase che da sola vale tutto lo spettacolo).
Questo è il Don Giovanni di Mozart, l’illustre escluso da questa messinscena, la cui musica rivive attraverso parodie o contaminazioni e riappare pura e originale solo alla fine, nell’orbita di un improbabile happy ending, a dischiudersi nel canto paradisiaco di una coppia irrimediabilmente perduta.
Questo è il Don Giovanni di tutti gli spettacoli che ho visto e di tutti cantanti che ho ascoltato.
Questo è il mio Don Giovanni, alla fine, come sempre, un atto d’amore e un tradimento.